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La Plastica

La storia, le applicazioni, l’impatto sull’ambiente e le soluzioni

La plastica è ormai onnipresente nelle nostre vite a causa delle sue proprietà che la rendono infinitamente versatile e conveniente, sia in termini di utilizzo sia a livello economico, ma la plastica non è un materiale perfetto, ha dei difetti, e quello più grave è sicuramente il suo impatto a livello ambientale. Occorre però capire che cos’è la plastica, quali sono le differenti tipologie e relativi utilizzi, nonché come questa viene prodotta per poter contribuire alla salvaguardia del nostro pianeta.

CHIMICA

Le materie plastiche sono dei polimeri, cioè molecole costituite dalla ripetizione di molecole più semplici dette monomeri legati tra loro a formare una catena. Nello specifico le plastiche sono dei composti del Carbonio in quanto i monomeri che le costituiscono sono formati in prevalenza da Carbonio legato ad atomi di Idrogeno, anche con l'aggiunta di altre sostanze chiamate additivi che danno alla plastica particolari proprietà, come la resistenza al fuoco o a certe sostanze chimiche.

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1. Esempio di polimero. In nero gli atomi di Carbonio, in bianco quelli di Idrogeno e in blu gli additivi

Questi polimeri si dicono sintetici in quanto sono prodotti attraverso reazioni chimiche dette "di sintesi", nello specifico si tratta di unire i monomeri, ottenuti dalla lavorazione del petrolio, tramite il processo di polimerizzazione.

L'uomo ha usato per millenni i polimeri naturali come la seta e il cotone, ma i primi polimeri sintetici che costituiscono le materie plastiche vennero realizzati per la prima volta nella seconda metà del 1800.

ORIGINI

L'origine delle materie plastiche viene fatta risalire al 1861 quando Alexander Parkes, grazie ai sui studi sul nitrato di cellulosa, brevetta la Parkesine, il primo materiale plastico semisintetico. In seguito i fratelli Hyatt realizzarono la celluloide sempre partendo dalla cellulosa, ma questi materiali erano entrambi inadatti alla lavorazione di tipo industriale a causa di difetti come l'elevata infiammabilità. Esse furono quindi il punto di partenza per lo sviluppo di altre plastiche che miravano ad eliminarne i difetti e renderle adatte alla produzione in massa.

Il secolo della plastica fu il 1900, partendo dalla realizzazione della Bakelite nel 1907, una nuova plastica che venne impiegata in moltissimi prodotti data la sua elevata versatilità e fu per molti anni la materia plastica più diffusa ed utilizzata. Essa fu seguita da polistirene, vinile, nylon, polietilene e molti altri.

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2. Telefono in bakelite

Con la seconda guerra mondiale si ebbe lo sviluppo dell'industria della plastica, anche grazie all'utilizzo del petrolio come materia prima per la realizzazione dei polimeri plastici. Questo permise la produzione di plastica in grandi quantità così da soddisfare l'enorme domanda del mercato. Inizia l’ascesa delle “fibre sintetiche”.

Gli anni ’60 vedono il definitivo affermarsi della plastica come insostituibile strumento della vita quotidiana e come “nuova frontiera” anche nel campo della moda, del design e dell’arte.

Il “nuovo” materiale irrompe nel quotidiano di milioni di persone, permettendo a masse sempre più vaste di accedere a consumi prima riservati a pochi privilegiati, semplificando un’infinità di gesti quotidiani, rivoluzionando le abitudini e contribuendo a creare lo “stile di vita moderno”.

APPLICAZIONI

Grazie all'enorme varietà di plastiche disponibili, ognuna avente proprietà uniche, è possibile realizzare un'infinità di prodotti diversi. Esempi di queste proprietà sono peso, durezza, elasticità, plasticità, lavorabilità, duttilità, comportamento al calore, ecc.

Una caratteristica fondamentale della plastica che la rende adattabile a qualsiasi utilizzo è che quando si trova allo stato fuso può essere versata all'interno di stampi aventi la forma desiderata e la plastica si solidifica assumendo quella forma. Questo rende possibile la realizzazione di oggetti in plastica di ogni forma desiderata e in grande quantità.

La maggior parte della plastica, circa il 36% della massa totale prodotta ogni anno, viene usata per realizzare imballaggi, scatole, bottiglie e sacchetti. Il resto si divide tra il settore edilizio (16%), quello agricolo (3%), l'elettronica (4%), per citare solo alcune delle applicazioni della plastica. Un altro dato importante è la quantità di plastica prodotta ogni anno, essa è infatti in rapida e costante crescita dato il sempre maggiore aumento dei settori in cui essa viene utilizzata.

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3. Consumo globale di plastica per settore industriale, 2015

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4. Produzione di plastica dal 1950 al 2015

IMPATTO AMBIENTALE

La produzione della plastica è così economica che spesso risulta più conveniente buttarla e sostituirla anziché recuperarla e riutilizzarla. Questa forma di consumo "usa e getta" è la causa della crescente produzione di rifiuti inquinanti e difficili da smaltire.

Si stima che solo il 9% di tutta la plastica prodotta a livello mondiale sia stata riciclata, il 12% sia stato incenerito (rilasciando fumi tossici nell'aria) e il restante 79% sia finito nelle discariche o disperso nell'ambiente. Questo dato è preoccupante data l'enorme quantità di plastica prodotta (380 milioni di tonnellate annue e in costante aumento) e per i lunghissimi periodi necessari per la degradazione della plastica una volta rilasciata in natura (per certi tipi di plastiche si arriva fino a 1000 anni).

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5. Tempi medi di degradazione delle materie plastiche in mare.

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La pericolosità della plastica una volta rilasciata nell'ambiente è dovuta anche al fatto che sotto l’azione incessante delle radiazioni solari e degli agenti atmosferici, la plastica si riduce in frammenti sempre più piccoli, detti microplastiche, quasi impossibili da recuperare e pericolosi per moltissimi organismi che inevitabilmente le ingeriscono.

Non potendo essere digerite dagli organismi viventi, le microplastiche si accumulano nelle cellule degli animali e risalgono le catene alimentari, finendo per accumularsi negli animali che si trovano al vertice, esseri umani compresi. I principali danni all'organismo sono dovuti agli additivi chimici legati alle plastiche, ma i loro effetti non sono ancora del tutto compresi.

6. Microplastiche

Gli animali di moltissimi habitat, soprattutto quelli marini, si ritrovano quindi a vivere circondati dalla plastica. Alcuni animali, soprattutto quelli nati negli ultimi decenni e che non hanno mai visto la natura incontaminata, scambiano oggetti in plastica per degli animali di cui cibarsi. Un esempio tristemente noto sono le tartarughe che mangiano i sacchetti di plastica pensando siano meduse. Mangiare la plastica fornisce un senso di sazietà, quindi gli animali continuano a mangiarla, ma essa non ha alcun valore nutritivo.

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7.

SOLUZIONI

La plastica è presente in moltissimi oggetti d’uso quotidiano, ma è spesso in associazione con altri materiali che ne rendono difficile la separazione e il corretto smaltimento.

Inoltre, anche se correttamente raccolta, non sempre la plastica viene riciclata: talvolta il riciclo è ostacolato da ragioni tecniche, altre volte è poco conveniente dal punto di vista economico.

A differenza di altri materiali le plastiche tendono a degradarsi ogni volta che vengono sottoposte a un processo di riciclo. Con le bottiglie di PET usate non si possono realizzare altre bottiglie della stessa qualità, che perciò dovranno essere fabbricate partendo nuovamente da plastica nuova.

Le strategie per il futuro sono molteplici, alcune di queste sono state già state messe in atto e molte aziende si stanno muovendo in questa direzione:

  • la produzione di plastica dovrebbe essere ridotta, evitando gli impieghi inutili, come le cannucce per le bibite (molte sono già state sostituite con le cannucce in carta);

  • L’usa e getta andrebbe fortemente limitato in quanto è sempre uno spreco di energia e materie prime;

  • La produzione degli oggetti dovrebbe essere fatta con in mente il modello di economia circolare, cioè in vista del riuso e del riciclo;

  • Uso di bio-plastiche biodegradabili.

Le bio-plastiche sono prodotte, in parte o totalmente, a partire da materie prime di origine biologica, come la canna da zucchero, la cellulosa degli alberi, la fecola di patate. Questo innovativo tipo di plastica è pensato per ridurre al minimo l’impatto ambientale e favorire la degradazione rapida delle materie plastiche. Esistono inoltre le bio-plastiche compostabili, cioè quelle che vanno eliminate nel contenitore dell'umido e che, negli impianti di compostaggio, andranno a formare il compost.

Un polimero è biodegradabile se può essere degradato per il 90% del suo peso nell’arco di sei mesi e può essere decomposto in modo naturale dai decompositori presenti nell’ambiente (batteri, funghi).

Quello che possiamo fare noi è acquistare i prodotti con un minore impatto ambientale, che si possono riconoscere attraverso specifici simboli presenti sul prodotto.

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8. Simboli che indicano che il prodotto è biodegradabile

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9. Simboli che indicano che il prodotto è compostabile. 

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10. Simboli che identificano la composizione plastica di un prodotto

Il Riciclo

La lunga avventura del PET e dell’HDPE

Daniel Fausto Carnovali e Gabriele Fausti, VD

La lunga avventura del PET e dell'HDPE

La lunga avventura del PET e dell'HDPE

Sitografia

Corepla: https://www.corepla.it/

Riciclo plastica: https://ricicloplastica.it/la-plastica/

Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Materie_plastiche

A brief history of plastic: https://www.youtube.com/watch?v=9GMbRG9CZJw

Immagini

1. Iqmanuelnavarro - wikipedia.it; 2. plastics-themag.com; 3. Geyer et al. - NN Investment Partners; 4. glistatigenerali.com; 5. envi.info;

6. Pcess609 - stock.adobe.com; 7. ecodibergamo.it; 8.vecteezy.com; 9. fiumicinodifferenzia.it; 10. discarica.it.

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